Il cosiddetto reflusso gastroesofageo si verifica quando i succhi gastrici che si trovano nello stomaco vengono in contatto con l’esofago, provocando bruciore nella zona dello sterno. Questa condizione colpisce circa il 10-20% della popolazione in Europa.

I sintomi: come riconoscere il reflusso 

Per distinguere il reflusso gastro-esofageo da un qualunque mal di stomaco o da altri problemi intestinali è importante “capire quali sono i sintomi correlati al male e al bruciore di stomaco che descrivono i pazienti”. Lo stomaco, infatti, si trova nella parte alta dell’addome, “ma in questa zona c’è anche il colon trasverso. Quello che i pazienti definiscono “dolore di stomaco” può anche essere un dolore correlato a problemi non gastrici, per esempio in associazione con diarrea o stitichezza deve farci pensare più a un colon irritabile, mentre dolori e bruciori che si irradiano alla parte alta dello sterno, acidità in bocca, raucedine e a volte tosse, sono sintomi correlati al reflusso gastroesofageo”, compresi episodi di tosse notturni, dovuti alla posizione supina che favorisce il reflusso e la risalita di acidi dallo stomaco.

Il ruolo dell’osteopata

Affinché ci sia un buon funzionamento dello sfintere esofageo inferiore, ci dev’essere un equilibrio pressorio, un corretto scorrimento longitudinale dell’esofago, una buona elasticità del diaframma e un buon rapporto tra cifosi toracica e tensioni anteriori sternali. La forza dei muscoli della schiena, l’ampiezza delle curve sagittali del rachide (lordosi e cifosi) e altri fattori biomeccanici si dimostrano correlati al reflusso gastroesofageo.

L’osteopatia può essere in grado di allentare le tensioni a livello del cardiasriequilibrare i diaframmi corporei e in particolare quello addominale, garantendo un’ottima cura dei sintomi e quindi dei disagi del paziente. L’osteopata può dare una stimolazione a livello neurovegetativo tramite i segmenti vertebrali che innervano le strutture esofagee e gastriche e detendere l’esofago. Ovviamente nel pieno rispetto della filosofia osteopatica potrebbe esser necessario effettuare manipolazioni su strutture non strettamente connesse con le sedi del problema ma che nell’omeostasi globale del paziente risultano perturbanti e quindi da riequilibrare.

La dieta del ‘semaforo’: cosa mangiare e cosa evitare

Se è vero che non esistono cibi categoricamente cattivi e da evitare e che ogni paziente viene valutato personalmente dal medico, è vero anche che alcuni alimenti possono essere tendenzialmente più dannosi per chi soffre di reflusso gastroesofageo.

Metaforicamente, sono stati identificati con il colore rosso gli alimenti che è bene evitare, con l’arancione i cibi da consumare con moderazione e in verde tutti quelli che hanno, invece, il via libera.

  • rosso: cibi molto grassi, ad esempio i fritti, che appesantiscono e sono difficili da digerire, e quelli acidi, quindi ad esempio agrumi, aceto e caffè, che avendo un’azione legata al rilassamento della muscolatura dello sfintere esofageo favoriscono il reflusso verso l’alto del materiale gastrico. Per quanto riguarda, le cotture, è bene preferire quelle leggere e prive di intingoli e spezie che aumentano l’acidità, quindi è consigliata la cottura al vapore, al cartoccio o alla piastra;
  • giallo: cioccolato in piccole quantità, latticini (meglio se freschi e magri, come ad esempio la ricotta).
  • verde: via libera a verdure crude e cotte, cibi integrali, carni bianche evitando maiale e agnello, pomodori, meglio se cotti.

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